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L'Associazione
e la Villa

 

L’Associazione Amici di Castelnuovo è un’associazione privata senza fini di lucro costituita con lo scopo di conservare e valorizzare il patrimonio artistico, storico e culturale dell’originario insediamento in Castelnuovo, nella consapevolezza che in assenza di iniziative costanti, rigorose e coordinate di restauro e pubblicazione questo prezioso e ricco bene della memoria rischia di andare disperso o perduto.

L’Associazione intende sostenere la proprietà nella meritoria opera di salvaguardia e rilancio dell’antica Villa e del Parco che la circonda e organizzare in proprio iniziative coerenti con il conseguimento di generali finalità di promozione turistica, sociale e culturale dello storico insediamento sul Carso di Sagrado.

La Grande Guerra

 

L’area di Castelnuovo venne completamente investita dal primo conflitto mondiale e ancor oggi si possono trovare innumerevoli testimonianze che permangono ancora su questa porzione di territorio, come la trincea delle Frasche e la trincea dei Razzi

Nell’imminenza del conflitto, l’esercito imperiale austrico s’apprestò alla difensiva, predisponendo una linea di avanzamento di piccoli posti situati in basso lungo la sinistra orografia dell’Isonzo mentre un sistema più articolato venne realizzato sul culmine della dorsale carsica e quindi anche in prossimità della Villa.

Nel giugno del 1915 le truppe italiane forzarono il settore nei pressi di Sagrado approcciando alle pendici delle alture retrostanti. Dal primo balzo offensivo e le successive 5 battaglie dell’Isonzo, gli attaccanti si impegnarono in cruenti e sanguinosissimi scontri che li portarono a raggiungere in diversi tratti le alture carsiche.

In questo lasso di tempo, Castelnuovo venne coinvolto direttamente nei combattimenti e diversi reparti si dissanguarono per espugnare queste quote, tra i quali la brigata Bologna, la Siena, la Sassari, la Brescia, i Bersaglieri e i volontari. La memoria delle prime battaglie dell’Isonzo è ancora oggi vivida nei percorsi storici del Carso così come quella dei suoi caduti e dei suoi valorosi eroi come Filippo Corridoni e Giacomo Venezia che, come tanti altri soldati, sacrificarono la loro vita al fronte.

Il Parco Ungaretti

“Di queste case non è rimasto che qualche    brandello di muro. Di tanti che mi corrispondevano non è rimasto neppure tanto”.

 

Il Parco Ungaretti, il primo in Italia dedicato al poeta, è stato ideato, curato e diretto da Gianfranco Trombetta con la collaborazione dell’Associazione Amici di Castelnuovo, di Mirella e Leopoldo Terraneo e con il contributo della Regione Friuli Venezia Giulia. Definito da Vittorio Sgarbi “Monumento d’arte contemporanea”, il Parco è un percorso di memorie e meditazione sui primi celebri versi ungarettiani de Il Porto Sepolto attraverso i luoghi che furono teatro della terribile tragedia della Grande Guerra di cui lui stesso ne fu testimone.

Un cammino, curata dall’architetto Paolo Bornello, di storia, poesia, architettura ma anche di arte, grazie alla statua in bronzo a grandezza naturale del giovane poeta-soldato realizzata dallo scultore Paolo Annibali e dal ritratto del poeta in età matura, inciso su grande lastra in metallo ad opera di Franco Dugo. Le poesie collocate all’interno del Parco sono tratte da Vita di un uomo di Giuseppe Ungaretti per gentile concessione dell’erede e della Casa Editrice Mondadori.

Oggi nel silenzio del Carso, questi luoghi sono finalmente stati restituiti alla pace ed all’umana operosità in un contesto paesaggistico di rara bellezza fruibili al pubblico.

I Graffiti

 

Castelnuovo è caratterizzato dalla presenza della suggestiva Villa della Torre Hohenlohe posizionata a dominare le pendici carsiche digradanti verso l’Isonzo in prossimità di Sagrado. Rimane ignoto l’anno della sua costruzione, ma certamente essa va collegata alla dinastia dei conti della Torre Hofer Valsassina, nobili di origine lombarda che a partire dal XIII sec. acquistarono notevole potere politico ed economico nel territorio del Goriziano.

Dal giugno all’agosto del 1916, sul Carso di Castelnuovo si svolsero furiosi combattimenti. Con la presa della trincea delle Frasche, la guerra si spostò verso il San Michele e lungo il Vallone, ma Castelnuovo e la sua Villa rimasero retrovia di rifornimento per le truppe che avanzavano e posto di medicazione per gli intrasportabili. Nel salone principale della Villa sono stati recuperati i graffiti coperti per anni dagli intonaci. Alcuni sono perfettamente leggibili mentre altri sono di difficile interpretazione. Rappresentano senza dubbio una testimonianza commovente he fa rivivere l’identità di coloro che attraverso una semplice firma chiedevano di essere ricordati. I graffiti indicano nomi, cognomi, paesi e date di nascita, reparti di appartenenza, stati d’animo, descrizioni di battaglie, disegni e caricature.

A distanza di centinaia di anni, la Villa di Castelnuovo vive come allora circondata da vigneti e dal suo bosco di querce e cipressi secolari, testimoni della vita trascorsa tra glorie e tragedie.

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